Andreotti salvò lo sport italiano

Per tutta la settimana, su tutti i campi sportivi italiani si commemora la scomparsa di Giulio Andreotti. Il Coni ha predisposto un minuto di silenzio per tutti i suoi atleti che verrà rispettato prima dell’inizio di ogni gara.

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Questa scelta da parte del Comitato Olimpico trova le sue radici nel lontano 1948. L’Italia provava a scrollarsi di dosso le macerie della guerra e a ripartire. C’era grande voglia di lasciarsi alle spalle un passato anche troppo doloroso e di tornare a sognare dietro alle volate di Coppi e Bartali e al discobolo Consolini. I soldi sono pochi e tutto è lasciato alla passione degli atleti e ai loro sacrifici. E in periodo di crisi, non sono solo gli atleti a far sognare la gente ma anche la fortuna dal nulla, le lotterie e il fatidico bacio della dea bendata. Così, da un idea dei tre “padri” della SISAL nasce il Totocalcio e la più celebre schedina, l’unione perfetta tra il sogno sportivo e la vincita monetaria. Una scommessa vincente che portò gli italiani ad affollare le tabaccherie di tutto il paese nella speranza di azzeccare il fatidico tredici.

L’idea è un successone e solo due anni dopo, un giovanissimo Andreotti sottosegretario alla presidenza con delega allo sport, la identificò come soluzione al problema finanziario che affliggeva lo sport italiano. Il Totocalcio divenne Monopolio Statale e parte dei suoi proventi venne indirizzata direttamente al CONI che grazie a tale manovra raggiunse l’autonomia economica.

 

Andreotti fece un’altra irruzione nel mondo del calcio nel 1958, intervenendo contro l’invasione di calciatori stranieri in Italia. Con la legge che viene ricordata come Veto Andreotti limitò la possibilità di acquisto di atleti dall’estero per cercare di rilanciare il calcio nazionale. Nello stesso anno venne nominato Presidente del Comitato Organizzativo delle Olimpiadi di Roma del 1960 grazie a un voto unanime del Consiglio Nazionale del Coni.

 

Nel 1980 il governo italiano vietò la partecipazione alle Olimpiadi di Mosca anche a causa delle tensioni internazionali nel momento in cui la Guerra Fredda si faceva più cruenta. Il Coni si oppose con tutte le sue forze a questa decisione ma non riuscì a smuovere l’allora presidente Craxi. Fu sempre un intervento di Andreotti a sbloccare la situazione con una specie di “lodo” in cui affermava che lo stato non poteva impedire a un privato cittadino di partecipare alle Olimpiadi. Così nell’80 anche l’Italia ebbe la sua delegazione, anche se questa dovette partire senza alcun aiuto statale, bandiera o celebrazioni.

 

Altra incursione clamorosa fu quella nel mercato calcistico del 1982. L’Inter sembrava già essersi accaparrata la firma di Falcao sfruttando un vuoto contrattuale della Roma. Andreotti, da sempre grande tifoso romanista, fece una telefonata informale all’allora presidente dell’Inter, Fraizzoli. L’affare sfumò di colpo l’asciando solo un aura di mistero intorno a cosa potessero essersi detti i due. La Roma vinse il campionato quell’anno e i tifosi non dimenticarono mai l’aiutino del “Divo” Giulio.

Per tutti questi motivi lo sport italiano ha deciso di celebrare la morte di uno degli uomini più controversi e oscuri della nostra storia.

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